A volte basta un pomeriggio per far crollare tutte le certezze che si è costruite negli anni.
O per lo meno a farle vacillare.
Si stava fuori a godersi il sole, a chiacchierare con un viso conosciuto,non amico.
Sempre detto io che si parla meglio con chi non ci conosce a fondo.
Si è più veri e più sinceri quando vien meno il timore di essere giudicati.
E così lei mi chiede, nel pieno di un discorso leggerissimo fatto di ma che bella giornata- si ma l’allergie- chissenefrega delle allergie quando posso sfoderare la giacca nuova- come sto.
Bene- rispondo. Bene. Serena come sempre.
Vedi qualcuno? mi dice.
Io rispondo. Mah. Non so. Si forse. Boh. No.
Le racconto.
Le dico che c’è qualcuno. Che mi piace tanto a livello intellettivo.
Che conosco da un po’.
Di cui mi fido.
E che potenzialmente ha le carte in regola.
Ma.
Mah.
Non mi infiamma.
Non mi accende.
Non sento quella passione bruciante.
Quel desiderio di stargli addosso.
Il chiodo fisso che mi impedisce di condurre una conversazione ragionevole.
Che anche se fatta male, sono così.
E non capisco cosa non va ora.
Se sono cambiata io.
Se è colpa sua. Che non mi sa prendere.
O più probabilmente è colpa di entrambi.
Le spiego che l’amore per me è questione di chimica. Di pelle.
Che ho sempre agito più in base alle emozioni che alla ragione.
E che quindi è il caso di chiudere questa storia immediatamente.
Lei allora mi sorprende.
Mi dice che la pensava esattamente come me.
E che come me le sue storie erano tutte un fiasco.
Che la passione nasce e muore lì. Non ha futuro.
Ma soprattutto non è una base per una relazione.
Dice che lo ha provato sulla sua pelle.
Che è uscita per mesi con una persona che non la faceva impazzire. Le piaceva sì.
Ma non in quella maniera intensa e assoluta. Sì è quasi sforzata.
Che l’amore si impara.
E la passione arriva dopo.
Che se trovi una persona con cui stai bene, che ti piace sotto tutti i fronti ma non in quello fisico, beh, fa niente.
La miccia si può accendere dopo.
E dura di più.
Forse non sarà mai così intensa.
Così travolgente come un amore chimico.
Ma ne sarà valsa la pena.
Per il poi.
Che lei ora era felice, soddisfatta e appagata sotto tutti i fronti.
Che non poteva chiedere di meglio.
Rifletto.
Penso.
E se avesse ragione lei?
Se, atrocissimo dubbio, avessero avuto ragione i nostri nonni?
I matrimoni combinati. Che fosse quella la soluzione?
Sono andati avanti per centinaia di anni.
Non tutti erano felici. Spesso nascondevano delle situazioni terribili.
Eppure duravano.
Ci si sceglieva con raziocinio.
Valutando numerosi fattori.
E alla fine il sistema funzionava. La società andava avanti.
E il meccanismo si ripeteva.
In fondo, mi chiedo, se fosse stato così sbagliato non se ne sarebbero accorti prima?
Il mondo attuale, pieno di unioni frutto di amore e passioni, sta andando a rotoli.
Non voglio cadere nel retorico e nello scontato.
Però davvero.
Forse ho sbagliato approccio.
Un po’ come si sbaglia il metodo di studio.
Forse, alla nascita di una relazione, dovrei dare la priorità ad altre cose.
Dovrei dare un’opportunità al mio Tedoforo, nonostante abbia toccato durante il primo appuntamento tre dei punti che mi suicidano l’ormone.
Forse col tempo funzionerebbe.
Potrei innamorarmi del suo cervello e poi del suo corpo.
Forse dovrei crescere.
Darmi delle priorità.
Prima il dovere e poi il piacere.
Prima volere.
Poi volare.
S.