E' il proprietario di uno dei baracchini all'esterno del Parco Sempione, quello in Piazza Castello, per intenderci.
Ci avvicianiamo per prendere una bottiglietta d'acqua.
Intuisco subito il suo accento calabro, che poi è quello del papà.
Lui probabilmente ingnorando che il 33% del sangue che mi scorre nelle vene ha la sua stessa provenienza, mi sorride, e indicandomi nel gruppetto mi chiede: " Ehi... à vulite nà fetta de melone? "
Io ringrazio, ma declino.
Lui insiste: "No? Eppecchì? Nun ve piace? Su su... Pigghiate..."
Conoscendo la tipica caparbietà ed insistenza del suo luogo di nascita, capisco che non si accontenterà mai di un mio: "No, grazie, non mi va"; allora mento: "No, davvero. Mi spiace, ma sono allergica..."
"Allergica? Mannaia la morte! Ma solo al melone a tutta la frutta? No, pecchì sennò posso darve chessò una banana, nà zucchina..."
Capisco che il discorso sta generando e abbozzando un sorriso tirato, mi allontano con le mie amiche.
Ferito nell'orgolio di uomo del sud che si vede rifiutare i suoi preziosi doni di madre natura, l'omino si incazza, e da vero uomo di classe qual è, lo sento urlarmi dietro: "Ennò... Nun te piace il melone, a tìà. é che tenite voglia de cictrolo..."
Un piccolo lord. Non c'è che dire.
E tutto per aver rifiutato una fetta di melone.
Io, che sono in fondo una signora, ho lasciato correre.
Ma se ci fosse stato papà, temo che l'epilogo sarebbe stato un tantino diverso.
Lui avrebbe sicuramente saputo come rispondergli a tono, non c'è che dire. O forse non si sarebbe limitato solo a quello. Probabilmente si sarebbe dilettato nel sgonfiargli il pancione a suon di testate.
Zidane insegna...
S.





