Dolcetto o scherzetto?
Trascorro il pomeriggio tra un'agenzia di lavoro interinale e l'altra. Oramai mi è venuto il sorriso di plastica, a furia di abbozzare all'ennesimo: "aaaah.. vedo che ha un tirocinio che parte da marzo... Le faremo sapere...".
E intanto spunto la lista dei posti che sarebbero ben felici di accogliere una giovane e fresca neolaureata e spremerla aggratisse, da sei mesi ad un anno. E dalla lunga lista mi rendo conto di quanto Milano sia zeppa di giovani delinquenti e tossicodipendenti da riabilitare. Peccato che il volontariato non rientri troppo nelle mie corde.
Mi soffermo su un centro di malati di Alzheimer. Ma mi sovviene che di Barney ne ho avuto abbastanza.
Cinica che non sono altra. Deve essere la disoccupazione a ridurre così.
Decido quindi di dirottare la mia giornata verso la biblioteca, che ha amorevolmente accolto le mie membra per le ultime otto primavere.
Conosco a memoria la disposizione e classificazione dei libri che custodisce. Mi dirigo quindi senza dubbi nella sezione di economia, ripudiata e bistrattata dall'esame di maturità in poi. Indugio sui titoli di economia internazionale. Chissà che un bel malloppo nozionistico possa aiutarmi a sopperire almeno parzialmente le mie troppe lacune culturali.
Ma la mia frivolezza ha il sopravvento: mi preferisco sciocca, piuttosto che depressa.
Cambio settore. Letteratura. Il mio grande amore.
Mi cade l'occhio sul Piccolo Principe. Mai letto in vita mia. Forse è troppo tardi mi dico, avrei dovuto leggerlo da bimba.
Ma quando ero piccola preferivo misurarmi con letture da grandi. Non ci capivo un gran chè. Ma mi faceva sentire più intelligente. Odiosa supponente ambiziosa bambina che non ero altro.
Promettevo molto, molto più di ora. A nove anni, in piena Crisi del Golfo, ho scritto una poesia incantevole sulla guerra. Mai più partorito nulla del genere. L'han letta in pochi e in pochi han creduto fosse mia. E fosse datata 1990.
Guardo il Piccolo Principe. Decido che è finalmente giunto il momento di leggerlo. Lo userò come test per il mio cinismo e la mia acidità.
Chissà mai riesca nel miracolo di addolcirmi...
S.






