mercoledì, 27 dicembre 2006

No, vabbè. Parliamone.


Del fatto che per quest'anno si era deciso di evitare la mega riunione della sacra famigghia, e di cenare, pranzare e poi di nuovo ricenare ognuno nella propria casetta, per la Vigilia e il giorno di Natale. Che i miei parenti sono tanti. Troppi. E la mia casa, per poterli contenere tutti, troppo piccola. Piccola come la mia pazienza. Invece, come al solito, le direttive  sono state bellamente fraintese o ignorate e convinti di essere gli unici, si sono riversati tutti qui, da me. Di nuovo.


Io lo eviterei volentieri, ma voi insistete. Quindi parliamo del fatto che anche quest'anno, come negli ultimi cinque o sei, il regalo più gettonato è stato il profumo.


L'anno prossimo appenderò come decorazione all'abete boccette, flaconi e provette. Magari apparirà più chiaro a tutti i miei parenti, amici e conoscenti, che con sti profumi mi avete rotto le palle.


Parliamo inoltre del fatto che quest'anno avessi stranamente deciso di accantonare il cinismo che mi ha accompagnato in queste feste negli ultimi quindici anni, rispolverando quell'unica briciola di spirito natalizio sopravissuta all'epoca in cui non arrivavo a comprendere che l'idiota travestito di rosso era proprio mio padre.


A quel tempo, per lo meno, la sua panza era finta. E riusciva a leggere il nome sui pacchetti senza l'aiuto di una renna o valletta che glieli suggerisse.


Parliamo quindi del fatto più grave di tutti, ovvero che in famiglia mi credono astemia (a dirla tutta mi credono anche illibata, ma questa è un'altra storia..); quindi non mi è concesso di intrattenere alcun tipo di relazione amorosa con alcolici e derivati. Mangiare diventa l'unico rimedio per evitare di pensare. Ma il calo di tensione e nervosismo dovuto all'accumolo di cibo è inversamente proporzionale all'aumento del mio peso.


Rotolare dal salotto alla cucina alla fine dei tre pasti, è risultato in effetti più veloce e divertente che percorre il breve tragitto a piedi.


Per lo meno mio nipote si è divertito. Le mie giunture un pò meno, che inizio a esser vecchia.


Mea culpa.


Lo giuro.


Non dirò mai più che il Natale non è così male.


Non cercherò più di far pace con le persone e di espiare le mie colpe in questo periodo dell'anno, con la scusa di essere più buona.


Chi non si è degnato di rispondere ai miei messaggi o mi ha sfanculato, ha fatto bene. Sono una stronza.


Dall'anno prossimo tornerò ad essere inutilmente cinica e banale, come tutti voi.


E mi impegnerò sul serio.


Che a dire che "Natale fa schifo ed è solo un' inutile festa commerciale" siamo bravi tutti.


E' odiarlo sul serio, che è un'arte.


S.

...si è sparso profumo alle ore 22:06 | commenti (5)
martedì, 19 dicembre 2006

- Chiudi gli occhi, S., e dimmi dove ti porta questa canzone...


La voce di Ed Wedder penetra mollemente nei pori della pelle. Mi scorre dentro, lenta. Come miele su una superficie bagnata.


L'odore di casa tua, Ste. L'odore di persiane abbassate e di lenti troppo lenti. Il rumore del cambio della tua Y 10, la cui radio masticava solo cassettine di Nirvana, GreenDay e Timoria. Le cene a casa tua. I film sul tuo divano. La chitarra, la saletta prove e la batteria.


- E' stata la prima canzone dei Pearl Jam che ti ho fatto ascoltare, questa. Sei rimasta immobile per tutto il tempo. Poi hai sorriso, hai chiesto il nome del gruppo e te ne sei andata. Avevi 14 anni, eri un'acciuga ed eri innamorata di Simone.


- Davvero?


- Davvero.


Rimaniamo lì, distesi su un tappeto rosso a bere vino, in quella che da poco è la Sua casa. Un monolocale con soppalco e una vetrata grande come l'intera parete. Frutto della mente di schizofrenici architetti. Non poteva essere diversamente, dato che l'ha comprata.


Ci conosciamo da sempre, noi due. O come dice lui, anche da prima. E abbiamo sempre comunicato in un modo strano. Non tramite discorsi, ma per mezzo di sogni. Non c'è un nesso logico, mai stato. Si va avanti ad immagini, a spruzzi di ricordi, ad infallibili irrealizzabili progetti. E non so come, ci capiamo.


"Lui conosce le donne e tradisce la moglie, con le donne ed il vino e la svizzera verde" . Però racconta dell'amore come io nemmeno riesco a ricordare. Perchè lui ci crede. Ci crede ogni volta. Ci crede sempre. E crede che ogni donna sia l'unica. La migliore. E ci crede così forte, che alla fine ti convince.


Rimaniamo lì. A parlarci in silenzio. Ascoltando la voce di quell'uomo che ci ha uniti e ci ha fatto trovare. Bevendo parte di quel vino che siamo riusciti a non rovesciare sul tappeto.


- Tanto è rosso, non si vede. E anche se sì, mi ricorderà che sei stata qui.


Torniamo a casa, mi stringe forte e mi bacia su una guancia piano. Ci siamo detti tutto stasera. Tranne Buon Natale. E pensare che era proprio quello, il motivo per il quale ci eravamo visti...


S.

...si è sparso profumo alle ore 16:40 | commenti (8)
giovedì, 14 dicembre 2006
Qui non si trova un uomo nemmeno a pagarlo. Ho fatto il giro di tutti gli uffici, cercando come come un cane da tartufo un barlume di testosterone.

Niente.

Intorno a me solo post adolescenti ancora brufolose, giovani donne in fiore, madri stanche, affascinanti signore in carriera e cariatidi senza speranza. Mi aspetta vita difficile se decido di fermarmi qui, per il tirocinio.

E non perchè, come i più maligni avranno pensato, io speri di avvinghiarmi ad ogni pausa pranzo con aitanti colleghi prestanti.

E' solo che gli uomini stemperano le tensioni e rendono gli ambienti lavorativi più rilassati e divertenti. O perchè durante il mio corso di studi ( superiori ed università), sono stata circondata quasi esclusivamente da donne. Quindi sono satura.



E pensare che ho deciso di presentarmi qui perchè al telefono mi ha contattato un uomo dalla voce calda e profonda e dal nome pomposo e ridontante. Perfetto miscuglio tra il pornodivo e l'uomo di stato. Una specie di Magnifico Magnificente, o di Grandissimo Grandioso, tanto per intenderci.

Ero reduce da quattro giorni di febbre e da un mal di gola che mi aveva reso afona, quando sono venuta a fare il colloquio qui. Praticamente sembravo un trans. Però mi sono presentato lo stesso all'appuntamento con quello che già avevo etichettato come ipotetico uomo della mia vita.

Magnifico Magnificente mi si presenta altissimo (olè, posso mettere i tacchi! ), spalle ampie (per abbracciarmi meglio), ben vestito (il ragazzo ha gusto; quindi gli piacerò per forza), calvo (ehmmm... piacciono i capelli. Lunghi. Parecchio lunghi. Ma si dice in giro che i pelati siano più virili, quindi soprassediamo) e mi guarda con attenzione, sorridendo.

Speravo che lo sguardo interessato fosse per via del mio sorriso smagliante e del mio corpo perfetto (lo sapevo che non dovevo andare alla splindernight... ora di palle non ne posso più dire)...in realtà aveva solo apprezzato l'abbinamento scarpa borsa e cintura.

Ebbene sì.

Il mio Grandissimo Grandioso, ormai ex uomo dei sogni, era categoricamente definitivamente tragicamente Gay.

Col sennò di poi, avrei fatto molto meglio a starmene a casa, dato che quell'uscita mi è costata una ricaduta.

Però a lui sono piaciuta (i gay tendenzialmente mi adorano), e mi ha chiamato per lavoricchiare qui di tanto in tanto, in attesa del tirocinio che inizierà a marzo.

Mi chiedo ora come fare a dirgli che sto pensando a qualcos'altro. Per il mio futuro.

Che non siano dei fantastici consigli su come abbinare borse e scarpe.

S.

...si è sparso profumo alle ore 14:31 | commenti (15)
lunedì, 04 dicembre 2006

"Forse non è proprio legale sai,


ma sei bella vestita di lividi..."


Grazie... Grazie assai. Ma lo sapevo anche prima di ieri sera.


Non ce n'era bisogno, insomma.. Che io del pogo avrei fatto volentieri a meno.


Sarà che, come dice qualcuno, non tengo il fisico. Ma nonostante Quix si sia più volte adoperato nel tentativo di limitare i danni, stamattina sulla mia pelle hanno fatto capolino tanti adorabili ematomi.


E non è che il maculato mi doni particolarmente...


S.

...si è sparso profumo alle ore 22:06 | commenti (22)